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Neruda dà solo due brevi cenni all’antichissima opera maya “Popol Vuh”.
Più precisamente le citazioni provengono da:

NERUDIANA DISPERA  vol. I - Un'altra vita comincia (1956-1961)
1. CON MATILDE E SENZA UTOPIA (1956-1959)
NELL'ANIMA DELL'AMERICA
… lessi l'antica poesia dei maya, il loro meraviglioso Popol Vuh. Questo libro quasi magico, racconta la storia dell'uomo, dalla sua creazione, come l'immaginarono i maya. Il Popol Vuh non hanno potuto distruggerlo i conquistatori né il tempo. Quelli, per bocca di un vescovo, ordinarono di bruciarlo. Nel mio Canto general lo ricordo. Posso riportarlo ora qui?

    Il vescovo alzò il braccio,
    bruciò nella piazza i libri
    a nome del suo Dio piccolo
    facendo fumo le vecchie foglie
    consumate dal tempo oscuro.

Ed il tempo? Neanche i secoli furono più voraci del fuoco. Oggi il Popol Vuh sta al nostro fianco scoprendoci l'incantesimo della sua poesia.
C’è, dunque, una linea di continuità nella poesia americana, dalle sue origini fino ad oggi, passando per tutta la sua storia.

NERUDIANA DISPERA vol. II - Da Parigi ad Isla Negra: l'ultimo ritorno (1972-1973)
I. LE LETTERE E LE ARMI
Presentazione [Del libro Civilización andina]

Il Popol Vuh è un miracolo, un Genesi affascinante che spiega e ci riferisce gli inizi della vita dell'uomo, delle abitudini e dei riti, con la sicurezza di un'autentica attestazione di quanto succede. È difficile separare nelle sue pagine l'essenza del sogno e quella dell'idolatria, gli eventi reali e le profezie. È un monumento fondamentale dell'uomo, in tutta la sua rotta. Delle religioni e del paganesimo: è un breve inno alla crescita e lo sviluppo della vita sulla terra. (E sappiamo che un monsignore, arcivescovo di Yucatan, fece bruciare la gran biblioteca, che rinchiudeva migliaia di manoscritti maya, accumulati per secoli).

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Da questi brevi cenni è nata la mia curiosità.
Ma cos’è il Popol Vuh ?


Il Popol Vuh (o "Libro della comunità"; o “Libro del Consenso”) è una raccolta di miti e leggende dei vari gruppi etnici che abitarono la terra Quiché, uno dei regni maya in Guatemala.
Il Popol Vuh, probabilmente, in origine era scritto nella scrittura maya, simile a geroglifici, ed anche tramandato oralmente.
Gli spagnoli invasero il regno quiché e,dopo numerose battaglie, misero a fuoco la sua capitale Utatlán – avvenuta l’11 aprile 1524 ad opera di Pedro de Alvarado.
Dopo la caduta di Utatlán sacerdoti e nobili scampati si trasferirino in un villaggio vicino chiamato Chuilá (“luogo delle ortiche”); gli spagnoli chiamarono il villaggio Santo Thomás Chichicastenango che divenne un centro piuttosto fiorente economicamente e cultaralmente.
Immediatamente iniziò l’opera di conversione degli indios alla fede cattolica e quindi fu proibito l'uso della scrittura maya ed introdotto l'alfabeto latino.
Comunque alcuni sacerdoti e funzionari maya continuarono a tramandarne il testo, non solo oralmente, ma creandone una copia scritta usando i nuovi, per loro, caratteri latini.
Il Popol Vuh, secondo Recinos, basandosi sulla cronoligia dei re quiché esistente al termine del documento, fu scritto probabilmente tra il 1554 ed il 1558.

Poiché gli indios continuavano a praticare usanze pagane, un frate francescano Diego De Landa ordinò di bruciare tutti i testi maya in un grandissimo rogo che avvenne il 12 luglio 1562. In seguito il De Landa fu nominato vescovo.
Ben poche opere si sono salvate dalla pulizia culturale del De Landa; infatti a tutt’oggi solo quattro opere maya originali, cioè antecendeti alla conquista spagnola, esistono al mondo, e trattano problematiche astronomiche.

Il Popol Vuh, scritto e custodito a Chichicastenango, fu consegnato a Padre Ximénez mentre era curato nella parrocchia di Santo Thomás Chuilá Chichicastenango; buon conoscitore della lingua quiché, comprese immediatamente l’importanza del documento. Ximénez trascrisse il testo quiché ed aggiunse una traduzione in castigliano.
I lavori di Ximénez furono conservati nel Convento di Chichicastenango ed in seguito, dopo l’espulsione dei frati e la chiusura dei loro conventi, avvenuta nel 1821, passarono nella Biblioteca dell’Università del Guatemala.

Nel  1854 questo testo fu visionato dal dottor Carl Scherzer che ne fece fare una copia, la portò con sé in Europa e la la pubblicò nel 1857 a Vienna in sola lingua castigliana. Scherzer osservò che la copia era scritta con inchiostro molto leggero, che era quasi illeggibile e che lo sarebbe stata entro pochi anni.

Nel 1861, una versione del Popol Vuh in lingua quichè ed in francese fu pubblicata a Parigi dall’abate Charles-Etienne Brasseur de Bourbourg. Questa pubblicazione è basata, secondo Christenson, su un’altra copia dell’opera di Ximénez ottenuta da Brasseur nella città di Rabinal da un quiché chiamato Ignacio Coloch. Brasseur riuscì addirittura a portare in Francia questa copia unitamente ad altri manoscritti originali spagnoli dell’epoca; alla sua morte la collezione fu dispersa. Questo manoscritto, in particolare, fu acquistato da Alphonse Pinart ed in seguito venduto a Edward E. Ayer che lo riportò in America. Attualmente si trova nella Biblioteca Newberry di Chicago.
Questa risulta essere l’unica versione esistente del Popol Vuh.

Lo studioso messicano Adrián Recinos, scopre nel 1941 a Chicago il manoscritto dell'Arte de las tres lenguas, Cacchiquel, Quiché y Tzutuhil di Ximénez, contenente il testo quiché e la traduzione spagnola del frate domenicano. Ne cura una nuova versione in spagnolo e la pubblica sotto il titolo: “Popol Vuh. Las antiguas historias del Quiché” nel 1947 per il Fondo de Cultura Económica – Mexico.

Adrián Recinos è universalmente considerato il maggior studioso moderno e conoscitore del Popol Vuh. Praticamente tutte le traduzioni moderne nelle varie lingue fanno riferimento alla sua opera e traduzione.

Padre Francisco Ximénez, nato nel 1666 a Ecija in Andalusia (Spagna), giunse nel 1688 nel Guatemala «in una barca carica di frati», come egli stesso racconta. Compiuto il noviziato, pronunciò i voti a Chiapas, e indossò la tonaca dei domenicani. Fu inviato, nel 1694, a esercitare il suo ministero in comunità con popolazione prevalentemente indigena, e ciò gli fornì l'occasione di imparare i dialetti locali. Dal 1701 al 1703 Ximénez fu parroco di Santo Tomás Chuilá, ora Chichicastenango, e durante questo periodo scoprì il manoscritto contenente le storie degli Indiani del Quiché. Probabilmente in questo periodo ne predispose una copia in lingua quiché ed in castigliano Un anno più tardi si trovava a Rabinal, un altro centro di Indiani quiché dove rimase dieci anni. Nel 1715 reggeva la parrocchia di Xenacoj, nella valle di Sacatepéquez. Dal 1718 al 1720 fu parroco della Candelaria a Città di Guatemala. Nel 1721 si trovava di nuovo in territorio quiché e reggeva la parrocchia di Sacapulas; dove rimase molto probabilmente fino al 1725. Ritornato nella capitale della Colonia, assunse di nuovo la direzione della parrocchia della Candelaria nel 1729, e nel novembre dello stesso anno venne nominato «Presentado» in qualità di predicatore. Morì probabilmente sul finire dello stesso anno o all'inizio dell'anno seguente; infatti la nomina contenuta nelle Lettere, giunte in Guatemala nel 1730, non potè essere attuata poiché egli era morto (come si legge nel verbale del capitolo provinciale dell'Ordine, tenutosi a Città di Guatemala il 13 gennaio 1731).

Adrián Recinos (Antigua Guatemala 1886  morto nel 1962) fu un storiografo, saggista e traduttore guatemalteco.
Fu un grande studioso della storia nazionale, principalmente della civiltà Maya e degli antichi manoscritti maya Quichés e Cakchiqueles.
Fu lui che realizzò la prima edizione in spagnolo del Popol Vuh, a partire dal manoscritto che trovò nella Biblioteca di Newberry, Chicago, Stati Uniti.
Inoltre, tradusse in spagnolo il Memoriale di Sololá, conosciuto anche come gli Annali dei Cakchiqueles.
Fu docente, deputato ed ambasciatore della Guatemala negli Stati Uniti, Francia, Spagna,Italia; Ministro degli Esteri, e candidato alla Presidenza della Repubblica nel 1944.
Unitamente a Virgilio Rodríguez Beteta, fondò la rivista giuridica Il Diritto, e fu uno dei fondatori della Sociedad de Geografía e Historia de Guatemala, ora conosciuta come Academia de Geografía e Historia de Guatemala. Era anche membro di varie Società  scientifiche in Messico, Buenos Aires, Madrid.

Fonti

http://it.wikipedia.org/wiki/Popol_Vuh 09/06/2009
http://www.literaturaguatemalteca.org/popol.html
http://www.bibliotecasvirtuales.com/biblioteca/Obrasdeautoranonimo/PopolVuh/index. Asp 14/06/2009
http://www.mesoweb.com/pubblications/Christenson/PopolVuh.pdf (quichè e inglese)

Popol Vuh : le antiche storie del Quiche / di Adrian Recinos ; traduzione di Lore Terracini. - Torino : G. Einaudi, 1960.
Popol Vuh : il libro sacro dei Quiché / a cura di Tullio Tentori. - Milano : TEA, 1999.
Popol Vuh: il libro sacro dei Maya / a cura di Dennis Tedlock – BUR Classici, 1988
Popol Vuh - Sacred book of the Quiché Maya People / a cura di Allen J. Christenson

http://en.wikipedia.org /
http://es.wikipedia.org /

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Il "Popol Vuh" come testo fa riferimento alle opere di Padre Ximénez già citate ed in particolare a “Las Historia del origen de los indios de esta provincia de Guatemala”. Questo testo non prevede alcuna divisione in Parti e Capitoli.

In Internet si trovano le tre le opere citate.

La copia originale di Ximénez si trova su:
http://library.osu.edu/sites/popolwuj/. Si possono vedere le pagine originali scritte a mano, il testo quichè e la traduzione in castigliano, nonché il testo completo in PDF (decisamente più comprensibile per noi comuni mortali).

Anche le copie dei testi di Scherzer e Brasseur si trovano su
http://books.google.com/
- per quella di Scherzer cercare: La historia del origen de los indios de esta provincia de Guatemala;
- per quella di Brasseur cercare: Popol vuh, le livre sacré et les mythes de l'antiquité américaine.

L’opera “Popol Vuh : le antiche storie del Quiché” di Adrian Recinos ; traduzione di Lore Terracini. - Torino : G. Einaudi, 1960 non è più in commercio, ma è reperibile in molte biblioteche pubbliche. Spero di riuscire e reperire una copia in lingua orginale spagnola; in caso contrario utilizzerò la traduzione in italiano del Prof. Terracini.

Ritengo che l’opera originale non sia protetta di Diritti di Copyright; probabilmente, ed ancora per pochi mesi, il Copyright esiste per la traduzione di Recinos edita da Einaudi; tuttavia, avendo esclusivamente scopi culturali e non di lucro, proporrò ugualmente detta traduzione e se dovessi ledere qualche diritto, prego l’Editore di farmelo sapere; provvederò immediatamente a togliere l’opera e le note dal sito.

La mia prima impressione "a caldo", da puro dilettante, è che la trascrizione di Scherzer sia molto "letterale" e, quindi, molto simile all'originale.
Per contro quella di Brasseur e, soprattutto, quella di Recinos sono molto "interpretate". In particolare qust'ultima rende il Popol Vuh una piacevolissima lettura moderna anche se ci allontana molto dall'originale scrittura e letteratura maya.
Da parte mia farò riferimento, esclusivamente, all'opera originale di Ximénez e proporrò il testo originale in castigliano ed una traduzione personale "parola per parola"; sono ben consapevole che la comprensione e la chiarezza non saranno ai massimi livelli, ma così è stato scritto e così lo propongo; integrerò questa mia traduzione, ripeto personale e dilettantesca, con i testi di Scherzer (spagnolo), Brasseur (solo francese) e Recinos (italiano – testo e note).

Chiarito questo, possiamo inizire !!!!


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Propongo ora alcune foto tratte dall'opera originale di Padre Francisco Ximénez.

La foto sono tratte dal sito Internet: http://library.osu.edu/sites/popolwuj/.

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