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- 1973 - Incitamento al nixonicidio

1973 – INCITAMENTO AL NIXONICIDIO E ELOGIO DELLA RIVOLUZIONE CILENA

Spiegazione perentoria

Questo è un incitamento a un'azione mai vista: un libro il cui scopo è che i poeti antichi e moderni, defunti o presenti, mettano contro il muro della storia un genocida freddo e delirante.

Nel libro si susseguono la chiamata, il giudizio e la possibile sparizione finale, causata dalla nutrita artiglieria messa in azione qui per la prima volta.

La Storia ha provato la potenza demolitrice della poesia e ad essa mi rifaccio senza aggiungere altro.

Nixon assomma i peccati di quanti lo hanno preceduto nella fellonia. Ma toccò il punto più alto quando, dopo aver fissato i termini di una tregua, ordinò i bombardamenti più cruenti, più distruttivi e più codardi della storia del mondo.

Solo i poeti sono capaci di metterlo contro il muro e di crivellarlo completamente con le terzine più micidiali. Il dovere della poesia è di trasformarlo, a furia di scariche ritmiche e rimate, in uno strofinaccio impresentabile.

Ha anche preso parte a un assedio economico che pretende di isolare e di annientare la rivoluzione cilena. In questa attività si serve di diversi esecutori, alcuni smascherati, come la velenosa rete di spie della ITT, altri dissimulati, nascosti e ramificati fra i fascisti dell'opposizione cilena contro il Cile.

II lungo titolo di questo libro corrisponde, dunque, allo stato attuale del mondo, al passato prossimo e a quello che magari ci lasciamo alle spalle come spettacolo di minaccia e di dolore.

Io sono acerrimo nemico del terrorismo. Non solo perché viene quasi sempre esercitato con irresponsabile vigliaccheria e con anonima crudeltà, ma perché le sue
conseguenze, simili a pugnali volanti, vanno a colpire il popolo che non ne sapeva un bei niente.

Tuttavia la situazione del mio paese, le azioni terribili che hanno portato spesso il lutto nella nostra pace politica, mi hanno profondamente colpito. Gli assassini del generale Schneider se ne stanno lì tutti vispi in comodi appartamenti carcerari o in sontuosi alberghi
stranieri.

Alcuni prevaricatori gli hanno ridotto la pena a meno di quanto nel mio paese si condanna il furto di una gallina. A tal punto di sfrontatezza possono arrivare taluni
uomini che si chiamano giudici. Questa frase susciterà del clamore, si dirà che io insulto la magistratura. No, signori, ogni umana disciplina, e fra queste quella delicatissima del giudicare, suscita in me un misterioso rispetto. Ma ritengo che l'Ingiustizia venuta dai Tribunali di coloro che devono essere Giusti, rappresenta la più incalcolabile mancanza di equilibrio della ragione.

Anche altre istituzioni e persone assumono qui forma e inchiostro. Ad alcune di esse mi univano i vincoli della conoscenza e del rispetto. Ma tornando in Cile, mi resi
conto che quei tali avevano trasgredito le regole del gioco. La loro fredda ambizione li aveva portati a marcire insieme ai più feudali e voraci nemici del popolo. E il mio rapporto di conoscenza finì lì: se essi hanno mancato di rispetto a se stessi bruciando le proprie idee che pure ammantavano di democrazia e di cristianesimo, non vedo per quale necessità un poeta dovrebbe conservarglielo.

Devo anche spiegare che questo libro, come pure Canción de gesta, il primo libro di poesia in casigliano dedicato alla rivoluzione cubana, non ha né la preoccupazione né l'ambizione della delicatezza espressiva, né l'ermetismo nuziale di alcuni dei miei libri metafìsici.

Come un esperto meccanico, io conservo le mie capacità sperimentali: di quando in quando devo essere bardo di utilità pubblica, fare il tiramantici, il pastore, il capomastro, il contadino, il gasista o il semplice battipali, capace di fare a pugni o di cacciare fuoco persino dalle orecchie.

Gli esteti della squisitezza, e ce n'è ancora, facciano pure un'indigestione: per alcuni, questi alimenti sono degli esplosivi e dei veleni. Buoni, probabilmente, per la
salute popolare.

Non so che farci: contro i nemici del mio popolo, la mia canzone è offensiva e dura come la pietra araucana.

Può darsi che sia questa una funzione effimera. Ma io la eseguo. E ricorro alle armi più antiche della poesia, al canto e al libello usati dai classici e dai romantici e destinati alla distruzione del nemico.

Adesso, attenti, che sto per sparare!

Neruda

Isla Negra, gennaio 1973


Comincio invocando Walt Whitman


Per un atto d'amore al mio paese,
io ti reclamo, fratello necessario,
vecchio Walt Whitman dalla mano grigia,


affinché col tuo appoggio straordinario
verso a verso uccidiamo alla radice
Nixon, Presidente sanguinario.


Sulla terra non c'è uomo felice,
nessuno lavora bene sul pianeta,
se a Washington respira la sua narice.


Chiedendo al vecchio bardo che mi investa,
assumo i miei doveri di poeta
armato del sonetto terrorista;


perché devo dettare senza pena
la sentenza fìn'ora non mai vista
di fucilare un criminale ardente


che nonostante i suoi viaggi sulla luna
ha ucciso sulla terra tanta gente,
che la carta mi sfugge e la penna mi manca


nello scrivere il nome del malvagio,
del genocida della Casa Bianca.



Mi separo da altri temi


Amore, addio, arnvederci baci!
Tienti saldo, mio cuore, al tuo dovere
perché il processo ho dichiarato aperto.


Qui si tratta di essere o non essere:
se lasciamo che viva il delinquente
continueranno i popoli a soffrire


e il delitto sarà ancora Presidente
rubando al Cile il rame nelle Dogane
in Vietnam sventrando gli innocenti.


Attender non si può una settimana
né un sol giorno perché, con che coraggio,
se è per la sua atrocità inumana


che schiacceremo questo scarafaggio,
ed è un orgoglio per un uomo intero
che tollerò il pugnal della notizia,


come strumento duro e duraturo,
annunciar sulla terra la giustizia:
per questo ti cercava, compañero


il tribunal di sangue che s'inizia
e, anche se è un poeta il giustiziere,
m'han consegnato i popoli una rosa,


perché con il mio verso veritiero,
io castighi la rabbia poderosa
del boia senza fine comandato


dall'osceno connubio del denaro
per bruciare giardino e giardiniere
in paesi remoti e avventurati.



La canzone del castigo


Contare non si può su un pentimento
né attendersi dal ciel questo lavoro:


chi alla terra portò questo tormento
deve trovare i suoi giudici qui sotto,
per la giustizia e per l'ammaestramento.


Non lo annichiliremo per vendetta
ma per ciò che io canto e ciò che dico:
pace e speranza la mia legge detta.

I nostri amori son del mondo intero.


E l'insetto vorace non si uccide
ma si attorciglia e fissa il suo veleno


finché con la canzone insetticida,
nell'alba sventolando il calamaio,


tutti gli uomini chiamo a eliminare
il Capo sanguinoso e menzognero
che ordinò per il cielo e per il mare


che non vivessero più popoli fieri,
popoli d'amore e di saggezza
che da quell'altra parte del pianeta


nel Vietnam, in lontane masserie,
accanto al riso, in bianche biciclette
fondavano l'amore e l'allegria:


popoli che Nixon, l'ignorante,
se vuoi neppur di nome conosceva
e che ordinò di uccider con decreto


il lontano sciacallo indifferente.



Lui


II criminale cito e lo assoggetto
al giudizio del popolo fremente

per i morti di ieri, pei bruciati,
per quelli che nel modo più diretto,
nudi, ciechi, feriti, mutilati,


Nixon, ti voglion giudicar senza decreto.



Il giudizio


Convocata da me la terra intera
che tutta sta, vedrai, nel mio sonetto


darà il verdetto della primavera,


fronte a fronte, il tuo scheletro osservando,
perché non ci sia più madre nessuna


che si dissangui in terre desolate
portando al sole, sotto la triste luna,
un bimbo che sollevo come spada

contro il collo di Nixon, camarada *


* Nei partiti comunisti e operai dei paesi di lingua spagnola, l’appellativo camarada si usa indifferentemente accanto a quello di compañero



II rame


II rame lo chiamavano cileno
perché nasceva da cilene mani
e il nostro territorio era pieno


del sotterraneo sole cordiglierano,
del rame che non era destinato
al pirata nordamericano.


Finché yankizzato fino all'ombelico
il Presidente Frei, momiocristiano, *
il nostro rame regalò al nemico.


Ma la mia povera Patria intransigente
aspettò fra il saccheggio e le macerie
fra Chuquicamata e El Teniente **


l'ora del suo risveglio, e si comprende
che, levando lo stendardo di vittoria,
con un sol colpo Salvador Allende,


dalle fauci dei nordamericani
riscattò il rame, ormai per sempre,
restituendolo al Cile indipendente.


* Momios, cioè mummie, sono chiamati in Cile i reazionari del Partito nazionale e della DC.

** Le due maggiori miniere di rame del Cile.



Vittoria


Onore alla vittoria vagheggiata,
e al popolo che si conquistò l'ora
del diritto a una vita rinnovata!


Ma il sorcio che era abituato al cacio,
Nixon, dalla sconfìtta rattristato,
si separò da Eduardo * con un bacio.


Cambiò l'Ambasciatore, cambiò spie
ci circondò con il filo spinato
non ci vendette più le mercanzie


perché alla fame fosse il Cile condannato.


Quando la Braden ** agitò la coda
i momios l'aiutarono, come suole,


gridando « Libertà e casseruole » ***,
mentre i padroni finti vittimisti
con aria di bontà sui ceffi tristi


e fingendosi anch'essi proletari
lo sciopero ordinavan dei signori
ricevendo da Nixon i denari:


trenta monete per i traditori.


* Eduardo Frei, ex presidente della repubblica, ex presidente del Senato e della DC cilena, notoriamente uomo degli americani.

** Potente impresa nordamericana espropriata in Ole dal governo Allende.

*** II riferimento è alle manifestazioni inscenate dalle signore della ricca borghesia, che agitavano e percuotevano le casseruole, per dimostrare che erano vuote per la mancanza di generi di prima necessità.



L'eredita


Così Nixon comanda col napalm
così distrugge razze e nazioni
così governa il triste Zio Sam:


Con gli assassini dai suoi aeroplani,
o con dollari verdi che divide
fra politijarpas * e ladroni.


Cile, ti collocò la geografia
fra l'oceano e la primavera,
fra le nevi e la sovranità


ed è costato il sangue della gente
conquistare il decoro. E l'allegria
era delitto nei tempi precedenti.


Ricordate i massacri miserabili?
Ci han lasciato le terre torturate
a colpi di prigione e sciabolate!


* Sta per politicastri. Ma il neologismo è composto col nome del noto reazionario cileno del Partito nazionale Onofre Jarpa.



Sei tu che io chiamo


Questo ci hanno lasciato lor signori
e oggi che ha il Cile volto di gigante
e indietro ci lasciam tanti dolori


ho bisogno di te giovin fratello,
giovin sorella, ascolta ciò che dico:
io non credo nell'odio inumano,


io non credo che l'uomo sia il nemico:
credo che unite la mia con la tua mano,
contro il malvagio e contro le sue mene,


colmeremo la Patria di regali
saporiti e dorati come il grano.



Ritorna il trovadore


Per questo sono qui in tua compagnia.


Son di ritorno come un innamorato
che tocca il sole, l'aria, il mar cileno
soffrendo di partire e d'essere arrivato.


Sempre il mio cuore è stato pieno
come una coppa di fulgor dorato,
del Cile, del suo cantico sereno.


Né la mia Patria di dolcezza e neve
fu mai per me sostanza passeggera.
O fu profonda e orribile ferita


o luna sola e splendida nei prati.
Nei tuoi monti affondai le mie radia
e fiorii tutto sulle cordigliere.


(Io mai mi sento fuori in terra altrui
perché la mia poesia è tricolore *
e vivo sempre nella tua bandiera.)


Per questo Patria mia bianca e stellata,
Patria rossa e azzurra. Patria bellezza,
Patria cilena, Patria delicata,


ascoltai di lontano il tuo tamburo.


E mi accostai inquieto alla tua casa.


E rimasi sconvolto dal dolore!

* II tricolore cileno è azzurro, rosso e bianco con una stella.



Sono quelli di ieri


Vidi che ciò che il popolo creava
in capo a tanti anni di tormento:
la bandiera della sovranità e indipendenza,


finalmente coi suoi colori al vento,
era attaccata dalla turbolenza .
del privilegio già fuori del tempo


e che ti minacciava la demenza
dei feudali e dei violenti;
il passato con torbida coerenza


vuole che il tuo sangue ancora sia versato
E la guerra civile è sacerdozio
per coloro che mai nulla hanno fatto,


se non vivere di incognito negozio.


Amo la pace per varie ragioni:
una è perché il canto del lavoro
va unito al color sole dei limoni.


E perché i programmi popolari
produrranno ciliegi e trattori;


l'amor può tutto e tutto anche gli amori
del popolo che lotta e che lavora.



Io resto qui


Non voglio che la patria sia divisa


né da sette coltelli dissanguata:
voglio che la stella del Cile issata
sia sulla nuova casa edificata:


ci stiamo tutti in questa terra mia.
E quelli che si credon prigionieri
vadan lontano con quella litania:


sempre i ricchi furono stranieri.


Se ne vadano a Miami dalla zia!


Io resto qui a cantar con gli operai
in questa nuova storia e geografia.



Vieni con me


Per questo sono qui in tua compagnia:
per il Cile, per la sua azzurra libertà,


per l'oceano dei pescatori,


per il pane dei bambini usignoli,
per il rame, per la lotta negli uffici,


per la farina, per l'agricoltura,
per il caro compagno e per l'amica,


per il mare, per la rosa e per la spiga,
per i nostri fratelli trascurati,


per gli studenti, i marinai, i soldati,
per i popoli di tutti i paesi,


per le campagne e per ogni radice,
per le strade e i sentieri
che portano alla luce il mondo intero


e per la volontà liberatrice
delle bandiere rosse nell'aurora.


Con questa unione sta la mia allegria.


Lotta con me e ti consegnerò
tutte le armi della mia poesia.



Una storia volgare


Donna Casseruolina Lagañin *,
assisa sopra il trono della grana,
fu sul punto di piangere alla fine,


anzi sul punto di tirar le cuoia
vedendo che può esser governato
il Cile dal governo popolare.


Alla Casseruolina un maremoto
non le darebbe tanto malumore.
Ma vedere straccioni da ogni parte


le causava tremenda indignazione:
« Quel cafone ha troppa sufficienza.
Dopo tutto è il nostro servitore


e il grande Viaux ** salvò la sua scemenza ».


« Sarà per noi spazzolino da denti
lo butteremo poi nell'immondezza ».


Adesso l'importante è ciò che accade
disse Casseruolina Lagañin
e armata di padella usci di casa,


disposta a trasformarla in un violino
per lottare « contro i rotos *** grossolani
che sono in Cile rotos forestieri ».


Donna Casseruolina, ben nutrita,
si sentì come presa da sconforto
quando trovò per strada solo vecchie


che come lei suonavan casseruole.
Poi fra mille sospiri e un capogiro
tornò, al suo regno, tornò al suo giardino,


donna Casseruolina Lagañin


lasciò democristiane un po' pacchiane
a far baruffa contro i comunisti
poi ballando il Valzer sulle Onde,


tornò a Las Condes **** con vero piacere


perché al ritorno dalle casseruole,
fra le braccia passò del giardiniere
spendendo bene il tempo e il suo denaro.



* II riferimento è ancora alle manifestazioni di donne con le casseruole.

** II gen. Roberto Viaux Morambio capeggiò la congiura che doveva impedire l'elezione di Allende alla presidenza da parte del Congresso, conclusasi con l'assassinio del generale R. Schneider, capo di stato
maggiore delle forze armate cilene, il 22 ottobre 1970.

*** In Cile « meticci ». ma in generale « miserabili >

**** Quartiere residenziale fra i più eleganti della ricca borghesia di Santiago.



Leggendo Quevedo vicino al mare


Vivendo fra l'oceano e Quevedo,
vale a dire tra gravi sproporzioni,
leggendo il mare e scrutando il timore


del poeta mortal nel suo lamento,
dell'amarezza mia comprendo la ragione.
Perché il mio cuore non può dirsi lieto.


Il Cile è attaccato da quella stessa gente
che ci destina all'assoggettamento
e ci minaccia con le unghie e con i denti.


Gli interessi son come i cicloni
spezzan la terra e tutto, ciò che vive:
in Vietnam esplodon le invasioni,


falliscon fra le spume del Caribe.



Una lezione


Tornando a Nixon torno a esser felice:
che giudicare un crimine incessante,
ordinato da un ignominioso,


è dovere di un poeta errante.


Oggi dal Cile rivoluzionario,
torniamo ai padroni dell'erario,
ritorniamo al Signore del Denaro.



Con verso aperto



Crivelliamo Nixon, il furioso,
con verso aperto e cuore veritiero.


Così, dunque, ho deciso che morisse
Nixon, con uno sparo giustiziere:
terzine ho messo nelle cartuccere.


E per i tribunali del futuro,
aprendo porte, superando frontiere,
ho reclutato uomini silenziosi e severi,


caduti in sanguinose primavere.


Ritratto all'uomo



Bisogna giudicare le mani maculate
Per i morti che ammazzò col suo terrore

e che sotto le terre scorticate
sorgono come semi di dolore.

Perché questa è un'età mai sognata.

E Nixon, il topo rinchiuso,
con gli occhi aperti di paura

vede rinascere bandiere fucilate.
Fu in Vietnam ogni giorno sconfitto.
In Cuba è sconfitto il suo furore
ed ora nel crepuscolo atterrito,

vuole rodere in Cile il roditore,
senza sapere che minuscoli cileni
gli daranno una lezione di onore.



Pace, ma non la sua


Pace nel Vietnam! Guarda cos'hai lasciato
in quella pace lì di sepoltura
piena di morti da te calcinati!


Con un raggio di eterna scottatura
chiederanno di te i sotterrati.
Nixon, ti scoveranno le mani dure


della rivoluzione sulla terra
per umiliare la tua squallida figura:


sarà il Vietnam che ti sconfisse in guerra.


Nixon non credo nella tua pace vinta!
La tua invasione fu vinta e decimata
quando più non valeva altra sconfitta.


E quando Ì tuoi aerei omicidi
cadevan come mosche fulminate
dalle bordate della libertà!


Questa non è stata la tua pace, Nixon sanguinolento!
Nixon, insanguinato Presidente:
del tuo rimorso è il riconoscimento!


È la pace dei popoli innocenti
che consegnasti al fuoco e al tormento!
È del Vietnam la pace sfigurata


dai tuoi raggiri e dai tuoi Ambasciatori.
È la pace di una terra dissanguata
che ha colmato il mondo dei suoi allori


sbocciati dal sangue che ha versato:


È la vittoria di Ho Chi Minh assente
che obbliga la tua mano insanguinata


a confermare la pace di quei prodi.



Cuba, sempre


E penso anche a Cuba venerata,
quella che alzò la testa indipendente
con il Che, l'insigne combattente,
che con Fidel, il capitan valente


e contro gramigne e vermi
innalzaron la stella del Caribe
nel nostro firmamento americano.


Notifico che sono gli avversari
del Vietnam, gli stessi « cavalieri »
seguiti da cubani mercenari,


armati di mitraglie e di denaro,
che per odio al tuo vento libertario
hanno invaso la nuova chiarità.


E lì fu sterminato
chi andava a uccidere la tua libertà.


Ahi! Nixon ovunque vada e ti presenti
Cuba non dà quartiere né pietà!


Cuba e Vietnam sono i nostri precedenti
contro le aggressioni di questa età!


(Il Cile difenderà coi suoi valenti
pari a quelli dei popoli insorgenti
la sua rivoluzionaria dignità.)



Sulle cospirazioni


Fra la Kennecott * e le battaglie
che dentro la mia Patria van tramando
contro il popolo anacronistiche canaglie,


il Cile, sconvolto e sconquassato,
sopra la turbolenza sta innalzando
ciò che mai gli era stato consentito:


vivere e lavorar senza sgomento
perché in Cile comandino gli umani
e si copra di frutti popolari


il territorio antartico e lontano


e dian le vigne della sua geografia
il vino dell'amore e l'allegria!

* Grande corporazione nordamericana; già sfruttatrice delle miniere di rame cilene, nazionalizzate dal governo Attende, col voto unanime del Congresso.



II lutto del Cile


Ora terribile! Il miglior soldato *
è caduto nell'arena della Capitale
e il mondo sa che è stato assassinato:


l'assassino si dice « nazionale ».
Un traditore, adesso incarcerato **,
direttore dell'assalto criminale,


ha detto che un Presidente infuriato ***
ha dato luce verde al crimine pauroso.
Quel Mandatario adesso è silenzioso


quasi nel suo ritiro non sentisse
il clamore che ricorda ai malfattori
l'avvenimento vergognoso.


(Adesso il Mandatario spodestato ****
è l'alleato dei potenti
e il suo oscuro silenzio è continuato.)


Schneider continua ad essere tradito


e la cospirazione che non finisce
conta sugli iniqui magistrati
con le cui mani l'ingiustizia agisce..

* II gen. René Schneider, capo di stato maggiore delle forze armate cilene, ucciso il 23 ottobre 1970, da un comando fascista, collegato con la CIÀ e finanziato dalla ITT nordamericana, che rispondeva agli ordini del colonnello Viaux Marambio.

** II colonnello Viaux Marambio.

*** Nixon. L'assenso del presidente è confermato dai documenti segreti della ITT, pubblicati negli Stati Uniti e a cura del governo cileno.

**** Edoardo Frei, presidente della repubblica cilena fra il 1964 e il 1970.




No, mai


Non entrerà in questa casa col pugnale
il nipote dello zio senatore *
a assassinarci un altro Generale.


Nessun demente uccida il tuo splendore
e ci porti alla guerra più spietata:
alla notte del lutto e del terrore.


Nella tua casa non mostrarmi il sangue.
Dammi il tuo splendore di cascata,
luce longitudinale, patria nevicata.


L'incendiario non potrà ridurti in cenere,
e non si uccideranno fra cileni,
Patria mia instabile e celeste.


Fuori di qui la iena e lo squalo!


Che i cattivi non uccidano i buoni,
né i buoni uccidano i cattivi.


Sono un poeta senza pregiudizio
ma dico, senza pena né disgusto:


non c'è assassino buono a mio giudizio.

* Si tratta di Manuel Bulnes Cerda, nipote di Tranoisco Bulnes Sanfuente, senatore e alto dirigente del Partito nazionale, uno dei diretti responsabili dell'assassinio del gen. Schneider.



L.E.R. *


Ripieghi il violento la statura
sotto la luna, nella pampa inargentata
Patria, che Recabarren trasfigura,


mostrando la verità e il cammino
che aperti ieri nella strada oscura
sono oggi condizione al suo destino.

* Iniziali di Luis Emilio Recabarren, fondatore nel 1922 del Partito comunista cileno. Nato a Valparaiso nel 1876, operaio tipografo, oratore travolgente, polemista vigoroso, intellettuale di grande lucidità e rigore, fondò prima il POS (1908) dal quale si sviluppò la FOCh (Federación obrera chilena). Il POS (Partito obrero socialista), nel suo IV Congresso, prese il nome di partito comunista e aderì alla III Intemazionale.


Contro la morte


Alla guerra civile come pena
ci conduce l'amaro fuoruscito.
E lo spostato dalla bocca piena


vuole togliere agli altri la pietanza,
e l'altro che con la sua ferita si avvelena
dalla ferita diffonde i veleni.


Alla guerra civile dei contrari
vogliono indurci artigli fratricidi,
senza sapere che in Cile gli avversari


sempre amaron le leggi della vita.
Né trionfa il più nobile e il più forte
dissanguando la terra preferita


e cambiando la vita con la morte.


La terra che ci ha dato le allegrie
quella che ci ha insegnato il patimento
rifiorirà con le nostre energie:


non neghiamo la luce allo scontento.
Che porta ogni uomo nelle sue manie
il meglio di se stesso e del momento.



Mai


Solo chi uccide forma la genia
che lascio fuori dal mio sentimento.
Non portiamo la Patria all'agonia


al sangue condannata e al lamento.


E contro questo sta la mia poesia
che va. per ogni dove, come il vento.



È triste


Da quel momento un fiume ci divide;
acqua con sangue, fango di maremme!
Nessuno in questa terra che lo scordi.


E anche la Patria non è più la stessa.



Mare e amore di Quevedo


Qui nella mia casa di Isla Negra leggo
nel mare e nel verso favorito,
nel palpito e nello scintillio


del mare amaro e dell'amor funesto,
la spuma stessa della poesia:
il mare che nel frangersi risplende


e io che leggo con malinconia
Quevedo, l'amor suo, la sua sventura.


Forse è il mio destino differente:
il cuore militare di combattente
mi inclinò alle guerriglie dello Stato:


a conseguire con la pazienza ardente
della verità e del proletariato
lo Statuto della povera gente.



La vittoria


Giunsi cosi con Allende all'arena:
all'enigma di un ordine nascente
alla legal revolución cilena


che è una rossa rosa pluralista.


E fu col mio Partito comunista
(bello come un comizio proletario),
che nel mondo un giorno sopravvenne


questo cammino rivoluzionario.


Verso i popoli levo il nostro vino
con la coppa all'altezza del destino.



4 settembre 1970


Un ricordo: finalmente l'unità!
Viva il Cile, Alleluia e Allegria,
Viva il rame, il vino ed il nitrato.


Evviva l'unità e la tenacia!
Sissignore, il Cile ha un candidato.
Costò fatica, era una fantasia,


finché oggi la lotta si comprende.


Andare, andare con la luce meridiana.


Il Presidente è Salvador Allende.


Ogni vittoria è un brivido,
perché se vince il popolo è una scheggia
che ferisce alla testa l'invidioso.


(Uno sale e l'altro alla sua tana
scende fuggendo dal tempo e dalla storia.)


Mentre AIlende sale alla vittoria
fuggono i Baltra * come scarafaggi.

* A. Baltra, dirigente dell'ala reazionaria del Partito radicale, uscita dalla coalizione della Unidad Popular. Nelle elezioni del 4 marzo 1973 la sua sconfitta fu clamorosa.



Da quel giorno


Da quel giorno il mondo nel destarsi
vide il Cile, la sua fisionomia
issare la vittoria popolare


e il coro mondial dell'allegria
cantò la nostra terra e il nostro mare.


Fu in quei giorni che un poeta
provinciale, venuto da Parral *,
ricevette a Stoccolma una cometa,


dalle mani di un re professionista.
Sicché il nome del Cile salutato
fu da campi e città ed in miniera


come alloro del popolo conquistato
con lunga lotta ed una vita intera.


(Ho aggiunto al Cile e alla sua geografia
il canto della mia vita passeggera
con il torrente della mia poesia.)

* Pablo Neruda era nato a Parral, cittadina agricola non distante da Santiago, nel 1904.



Rivivono i vermi


Venne dopo la dura condizione
e i vermi nella loro ribellione
nello sterco dell'opposizione


circondarono i loro torvi candidati
di mentitori e di mentecatti,
di assassini e di svergognati


rivelando una tattica « imprevista »:
« In Cile c'è un pericolo comunista »!


E scambiandosi baci vergognosi
momiocristiani e momios furiosi:


con la pubblicità e con la pistola,
contro Allende e il popolo riuniti,


fanno di sedizione ovunque scuola
momios tiepidi e momios congelati.



Giornale di pappagalli


E da New York vengono elogiati
dal direttore della Pepsicola:


(che lui si s'è portato da soldato
fuggendo con la grana e con la coda).


Dà istruzioni da lì ai suoi vecchiacchi.
Pontifica El Mercurio * tutti i giorni:
gli detta Nixon gli editoriali.


È un giornale « cileno », mammamia!
Ah, che cinismo, che malinconia
quella di questi pappagalli da uccelliera!

* Massimo organo dell'oligarchia cilena, uno dei maggiori e più antichi quotidiani dell'America latina. Proprietà del grande finanziere Edward, alfiere della campagna contro il presidente Allende e la Unidad Popiilar.



Sciopero passionale


Dietro la ITT * coi suoi pugnali
e gl'intrighi della sua fellonia
sbocciano i Pillarines ** criminali


e altri tripponi dell'oligarchia:
falsi dirigenti sindacali,
medici con curiosi grembiali,


camionisti all'improvviso danarosi,
Collegi d'Avvocati Presuntuosi
volevano imparare i vecchi vizi


dei nostri eleganti meretrici.


(Gli oligarchi per i propri fini
vogliono per i loro piedi patrizi
o classe media o classe pedalini.) ***




E con Nixon da sfondo principale
hanno fatto lo Sciopero Padronale


ben pasciuti disposti a che digiuni
chi non è del Partito nazionale.


È la fame degli altri che li unisce
e Fuemealba **** gli vende il suo pugnale.


Dalla ITT infine scatenati
diffusero il terrore organizzato:
padri e figli di un Nero Mercato

oscuro come tutti i lor peccati.


Contro la Patria si scagliaron tutti
sciopero di somari, sciopero di rubizzi,
sciopero di playboys avventizi,


sciopero di banchierotti principali,
imboscati nelle Banche Centrali,
e pallidi idioti come ostaggi


dei padroni dei grandi magazzini:
imboscarono sardine e cipolle,
olio, farina, sigari e pignatte,


per lasciare senza pane e senza luce
il popolo e la Patria pugnalata.

* International Telephon and Telegraph Corporation, nazionalizzata dal governo Allende. È provato che essa finanziò, d'accordo con la CIA e con l'assenso del dipartimento di Stato, la cospirazione antiAUende del 1970 e quelle successive.

** II riferimento, trasparente, è a Leon Villarin, capo del « gremio » degli autotrasportatori, il cui « sciopero » ha creato le condizioni di crisi e di tensione che ha largamente favorito la realizzazione del golpe dei militari dell'11 settembre scorso.

*** II bisticcio è fra media, in castigliano « calza », e calcetines (da noi tradotto « pedalini »), che vuoi dire anch'essa « calza ». Classe « media o « calza », buona quindi per tutti gli usi della borghesia che la inganna.

**** Renan Fuentealba, ex presidente della DC cilena.



Matti e mattacchioni


Pec e Punto Final * che vanno uniti
come va l'esplosivo con la miccia
e si confondon nello stesso punto


ultra di destra e ultra di sinistra,


duri della sinistra e della destra,
si dan da fare nella stessa breccia
affinché la vittoria conseguita
da un popolo che lotta e che ricorda
(il rame, il popolo, la pace e la vita),


tutto possa finire nella merda.


Sicché in un solo cielo son vicini
i matti della destra e i mattacchioni.

* Titoli delle riviste di estrema destra e di estrema sinistra, rispettivamente



Io non taccio


Perdoni il cittadino che ha sperato
l'inventario di azioni miserabili
che provoca la gente del passato.


Io predico un amore inesorabile.


Di tizio né di caio non mi cale
il popolo soltanto per me vale
ed è la Patria che mi condiziona.


Popolo e Patria mi impongono attenzione:
Patria e popolo guidan la mia azione
e se uccidono ciò che fu creato


dal popolo, è la Patria che muore.


Questo è il timore, questa l'agonia.


Nessuno dunque nella lotta speri
nel silenzio della mia poesia.



Sempre avvertendo


Popolo, nell'inquieto temporale
serra i pugni ed allontana il male.


Tutte le notti urleranno le iene
per screditare la rivoluzione.


Tutti i giorni vuole l'avversario
spegnere il fuoco rivoluzionario


e dividere l'armata unitaria
della vittoria rivoluzionaria.


E vogliono gli spostati amareggiati
seppellire gli allori conquistati.



Un altro avvertimento


Avverto di un pericolo imminente
suono l’allarme al popol vincitore.


Bisogna unire la forza e la coscienza:


ciò che in Cile si gioca è l’esistenza:
si lotta per l’onore e per l’amore.



Con la scintilla

Guardate, genti, l'orizzonte è chiaro
e con noi è il giovane Lautaro *.


La nostra fiamma, genti, il mondo segue
e insieme a noi c'è Manuel Rodríguez **.


Non torneremo, popolo, al passato
che Balmaceda *** si è con noi schierato.


Vinceremo! Il popolo è sovrano
e la sua mano produce la scintilla
nella difesa del genere umano:


Nella notte del mondo la nostra stella
è venerata dalle genti più lontane!

* Lautaro, capo della rivolta degli indigeni araucani, che per quattro secoli resistettero ai conquistarori spagnoli.

** Guerrigliero, organizzatore della lotta popolare durante la guerra d'indipendenza. particolarmente attivo tra il 1813 e il 1817 nella regione di Curicó. Fucilato a Til Til nel 1817.

*** José Manuel Balmaceda, eletto presidente della repubblica nel 1886, suicidatesi nel 1891, per non cedere alla congiura reazionaria appoggiata dalla ribellione di reparti delle forze armate.



II mio compagno Ercilla


Cominciai con Walt Whitman, vecchio fratello
dell'antico splendore americano.


Venne Walt Whitman e mi diede la mano.


Adesso chiamo un nobile compagno:
che di tutti e di tutto è stato il primo
Don Alonso de Ercilla *, imperituro.


Lo chiamo alla battaglia e alla speranza
alla Rivoluzione e al mio Elogio
e finisco con lui in compagnia


cantando in coro ed in piena allegria:
la stessa antica luce luminosa


viene dal fondo dell'Araucania


e non riposa la nostra poesia.

* Alonso de Ercilla y Zuñiga (1533-1594), spagnolo, prese parte alla Conquista del Cile. È autore dell'unico grande poema epico scaturito dalla conquista americana, La Araucana.



Parla don Alonso *


« Cile, fertil provincia segnalata
nella regione antartica famosa,
da remote nazioni rispettata
per forte illustre e poderosa.


La gente che produce è così eletta,
sì superba, gagliarda e bellicosa,


che non è stata mai da re domata,
né a straniero dominio assoggettata. »

* I versi che seguono sono quelli coi quali Ercilla inizia, nella Araucana, "la descrizione del Cile.



Parliamo insieme *


Presso le Ande una grande fiammata
e dal mare una splendida rosa
Cile, fertil provincia segnalata.


Oggi sfolgora nella notte luminosa
d'America, la tua stella colorata
nella regione antartica famosa.


Infine la tua stella liberata
è emersa dall'ombra silenziosa,
da remote nazioni rispettata.


Il mondo divisò la gran fiammata
e in tuo onore ripetè la voce gloriosa:
la gente che produce è così eletta


così unita e chiara e valorosa,
la Unidad Popular così fiorita,
sì superba, gagliarda e bellicosa

che in questa lotta giocherà la vita
contro le torve bande sediziose.


La stirpe popolare illuminata,
è come ieri feconda e orgogliosa
e non è stata mai da re domata.


E per quanto attaccata e aggredita


Cile, la Patria mia, non sarà vinta

né a straniero dominio assoggettata.

* II quarto verso di ogni quartina è tratto dall’Araucana, di Alonso de Ercilla.


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