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-- Lettere agli amici (1923-1972)

LETTERE A GLI AMICI
(1923-1972)

[A Pedro Prado]

[A PEDRO PRADO.] (Pagine 1021-1024.) Due lettere inedite, dell'archivio di Nurieldín Hermosílla. - Carta 1. Alsino, romanzo di Pedro Prado, prima edizione: Santiago, Imprenta Universitaria, 1920. - Poemas de una mujera y de un hombre: titolo originale di El hondero entusiasta. I due testi che accompagnano questa lettera (1922-1923) corrispondevano a quell'abbondante serie poetica (sessanta o settanta poemi, secondo Carta 7 ad Alone) ma dieci anni dopo, quando Neruda volle recuperare tutti i poemi della serie per pubblicarli in volume, questi furono due tra quelli che dimenticò o che non seppe dove andare a cercarli. Il primo ["Mujer, quieto che sesas como eres"] era stato puhlicado in Dionysos, num. 1, Santiago, dicembre 1923; il secondo è inedito. – Carta 2. /... / Magallanes /... / el Hermano. Il poeta cileno Manuel Magallanes Moure (1878-1924) era stato membro del gruppo Los Diez che dirigeva Prado. - /... / un libro que tengo listo. Ricevendo la risposta da Sabat Ercasty, il poeta risentito rinuncia al progetto Hondero e vuole pubblicare immediatamente il libro alternativo. Per fortuna Nascimento lo respinse in un primo momento e così gli diede tempo per migliorarlo prima della sua pubblicazione in giugno.

1

[Temuco, gennaio del 1923]


Pedro Prado:
Sono già, da tempo, a Temuco. Piove, piove. Le avrei dovuto scrivere prima ma mi dà vergogna non potere dirgli quasi niente di Alsino, che ho appena letto. Perché diavolo mi accade questo? Mi piace stranamente, tornerò a leggerlo in questi giorni, e non so dire che cosa è quello che mi piace. Tuttavia credo di essere un lettore intelligente. Deve essere la paura di dire volgarità o qualcosa di simile. Oltre ai canti dell'Alsino, mi sembrano incomparabilmente belli i capitoli "Una mañana de primavera" e "En el verano silencioso".
Non le scrivo più. Temo farle perdere tempo. Inoltre le copio i miei ultimi versi. Sono dei libro Poemas de una mujera y de un hombre.
Ho grandi speranze in quello che scriverò.
Prado, lei se può mi scriva, io lo gradisco grandemente.

Pablo Neruda

Temuco
Casella 65

Donna, voglio che sia come sei,

Così sorgendo appena dall'oscurità,
come ti vedo ora, come mai
più ti vedrò.

Come mai più. Per questo voglio
che sia come sei in questo istante,
che si trattenga il tempo nel tuo sguardo,
in questo amore
che da te si stacca come una frutta da un ramo.

Immobile di fronte a me, tu sarai il mio destino.

Io, invece, non sono niente.
Sono l'atteggiamento mirante di tutte le cose
che verso te convergono e da te si allontanano.

Sono il cerchio stretto di muschi che circonda
la gloria del roseto che esplode,
o il nastro del fiume moltiplicato in gocce
in ogni pietra delle montagne.

Donna, inutile il desiderio
ed inutili tutte le parole.
Cambi come il dolore nel minuto,
come la luce nell'acqua.

Guardami molto
negli occhi aperti che chiuderò domani
per conservare in essi il tuo sguardo
contro l’acquazzone del tempo
che piove sempre lacrime!

Nov. 1922


Quale fu il tuo primo uomo?
Era un mio annuncio
o fu frutta matura del tuo ramo di amori?
Fino a dove ti incendiarono le sue parole,
fino a dove?
Ti amò egli in ginocchio o ti guardò senza vederti?
le sue mani per te furono rosa di seta?
trovasti in lui la sete e trovasti in lui la fonte?

Oh mia compagna,
stringi la tua gola
affinché non vadano via da me le tue parole,
affinché non mi accerchino,
affinché non mi inchiodino con le loro spine valorose!

Io non so quello che desidero!
Voglio gridare, gridare immensamente
nel punto finale della terra e del cielo,
gridare questo dolore di non averti incontrata
e di averti cercata come un ubriaco cieco,
gridare questa allegria di trovarti finalmente, trovarti
e fare che tu cada nel rotolante incendio
dove scoppiettano le mie anelanti braccia
sotto la fiammata bagnata dei tuoi baci!

Le parole mi portano
in un terribile impulso di uccelli in volo!

Io volevo cantare il dolore di non essere stato
il tuo uomo primo,
io volevo sciogliere su te i miei dolori
come una cavalcata di tuoni nel vento!

Io volevo piangere
gridare
e lasciarti come un terribile cane
questo battito di uomo che mi morde per tutte
le rotte verso dove mi porta il mio silenzio!

Gennaio 1923


2

[Temuco, alla fine di febbraio o all’inizio di marzo del 1924]


Signor Pedro Prado, caro amico:
Quando stavo in Bajo Imperial ricevetti da Carlos Sabat [Ercasty] tre libri per lei. Ora li sta leggendo Winter, perché io non so con sicurezza il numero della sua casella. Perché non accusa ricevuta, nel frattempo, a Sabat Ercasty? Sono gli stessi libri che lei ha là.
Io pensai di scrivergli quando Magallanes era morto. Bisognava darle le condoglianze per il Fratello. Lei veda già come continua ad essere Decurione di morti.
Nascimento mi respinse un libro che ritengo intelligente. Ah cattivo uomo! Qualche volta gli peserà, peserà a tutti. Questo libro si chiama Veinte poemas de amor y una canción desesperada. Gliela porterò mentre arrivo. Perché penso di pubblicarlo in aprile o giugno. Non gli dia niente lei a Nascimento. O riscuota molto.
Come arriva l'inverno e la rivoluzione in Messico agonizza, recominciano le mie voglie di emigrare. Quando si vede con Castro Leal gli parli di questo. Riceverebbe il mio Crepusculario? È necessario ottenere il mio biglietto, e costa tanto caro! Dal Messico Rubén Azocar mi entusiasma. Mi dice di parlare con Castro Leal. Desidero scrivergli.
Voglio che lei mi dica in che cosa ha lavorato. E che cosa pensa ora dell'arte degli uomini. È lei tanto mutevole. Potrò leggere anche con calma quello che mi manda. Sono stato un mese quasi solo, nella costa più selvaggia, ed il mare e la solitudine fanno familiari i pensieri più grandi.
Il suo amico

Pablo Neruda

Temuco
casella 65

[A Yolando Pino Saavedra]

[A JOLANDO PINO SAAVEDRA] (Pagine 1025-1026.) Paragrafi citati da Olivares 2000 (p. 92.) in una lettera inviata a Amburgo, dove Pino Saavedra seguiva corsi universitari di peefezionamento dal 1925. Altro "favoloso commercio" di Álvaro Hinojosa, come quello dei faciógrafos e quello dei cuoi (cfr. CHV, medaglione "Alvaro").

[Rangoon, 7 dicembre del 1927]


[...] Qui con Alvaro parliamo frequentemente di ritorno e pensiamo alla Germania come destinazione. È Lei già un pò annoiato di Amburgo? Se potesse farsi un piccolo viaggio fino a qui! Quante cose meravigliosa impossibile da contare; che cosa rimpiangi forme di vita vedrebbe. Tuttavia già incominciamo ad annoiarci; bisogna fare una vita di isolamento tanto chiusa, si sta lontani, come in Cile, dai grandi mulinelli di gente, delle buone grandi città. Le donne, materia indispensabile all'organismo, sono di pelle oscura, portano alte pettinature rigide di lacca, anelli nel naso, ed un odore distinto. Tutto questo è affascinante la prima settimana.
Ma le settimane, il tempo passa! Bene, se Lei desidera questa visita, questo attraversare di tanti mari, voglio che nella prima passeggiata errabonda per quelle strade mi verifichi i seguenti dati vitali: PREZZI DI ACQUISTO E VENDITA PAGATI AD AMBURGO DI SCIALLI FRANGIATI DI MANILA ED AVORI, capendosi i primi come i conosciuti scialli frangiati di stile spagnolo. Il prezzo dell'avorio lavorato può V., volendo, verificarlo domandando in due o tre negozi a come comprerebbero ed a come vendono, annotando l'alto e il largo dei pezzi. Inoltre voglio sapere se Amburgo, porto libero, non riscuote diritti su questa mercanzia, e se bisognerebbe pagare portandoli ad altre città, Berlino, per esempio. Se Lei avesse ferie ed il commerciante buona volontà, sarebbe utile anche sapere il peso degli oggetti e le esatte dimensioni; parlo di uno o due; questo è per apprezzare la differenza di prezzi relativamente entri qui e là. E considerare la possibilità di portare questa bella mercanzia e fare fortunati guadagni. In un solo viaggi potrebbero guadagnarsi più di centomila chilepesos che farebbero più sopportabile il nostro passaggio per la terra. La nostra ragione di rimanerci ancora in questi paesi, è quella; con Alvaro consideriamo giorno per giorno i dettagli del commercio, e sono già condizioni sicure. La Germania sta bene per la sua moneta.
Non gli sembra quella conversazione troppo odiosa? Ma c'è un certo grosso latte poetico in queste piccole imprese. Inoltre le sete di Cantón e Manila, questi begli avori qui tanto comuni, questi stessi nomi con odore di Marco Polo, questi territori grassi di ricchezza, incitano al lucro; se entrassimo insieme uno di questi pomeriggi negli innumerabili negozi di Ran-goon, di Colombo, di Calcutta, in cui si ammucchiano quasi nel suolo, i diamanti, l'avorio fatto in piccoli oggetti, la giada di tutti colori, gli opali, le sete, ci possiederebbe una febbre fruttifera.
[…]

Pablo


[A José Santos González Vera]

[A JOSÉ SANTOS GONZÁLEZ VERA.] (Pagine 1026-1027.) Preziosi paragrafi citati da Emir Rodríguez Monegal nel suo libro El viajero inmóvil. Introducción a Pablo Naruda (Buenos Aires, Losada, 1966), p. 63. Ho corretto un evidente errore della trascrizione di Rodríguez Monegal che portava: "entre hombres que adoran la cólera y la vaca” [sostantivo femminile: la collera] (la seconda edizione dello stesso libro, pubblicata da Monte Ávila, Caracas, 1977, volendo correggere trascrisse anche peggio: " entre hombres que adoran le cólera y la vaca". [sostantivo maschile: il colera (malattia)] L'errore è evidente perché una variante della frase avviene in una prosa conosciuta, scritta senza dubbio negli stessi giorni della lettera: "entre gentes que adoran la vacca y la cobra, paso yo, inadorable y común de rostro" [tra persone che adorano la vacca ed il cobra (serpente), passo io, non adorabile e comune di viso] (Residencia I, "La noche del soldato"; cfr. OCGC, vol. I, p. 278). Non sono riuscito a recuperare la lettera completa. Nei paragrafi citati si menziona per la prima volta il titolo Residencia en la tierra.

[Rangoon, 6 agosto del 1928]


[...] Più di un anno di vita in questi esili, in queste terre fantastiche, tra uomini che adorano il cobra e la vacca. È necessario in questo panorama versatile la sua acuta compiacenza, la sua fresca imparzialità. Io soffro, mi angoscio con scoperte orribili, mi brucia il clima, maledico mia madre e mia nonna, converso giorni interi col mio pappagallo cacatua, pago per mensilità un elefante. I giorni mi cadono nella testa come bastoni, non scrivo, non leggo, vestito di bianco e con casco di sughero, autentico fantasma, i miei desideri sono influenzati dalla tempesta e dalle limonate. [...]
Gli ho raccontato già, grandi inattività, ma esterni unici; nel mio profondo non smetto di trovare soluzioni, poiché la mia questione letteraria è un problema di ansietà, di ambizioni espressive abbastanza sovraumane. Orbene, i miei scarsi lavori ultimi, da un anno, hanno raggiunto gran perfezione (o imperfezione), ma dentro quell'ambito. Cioè, ho superato un limite letterario che non credetti mai essere capace di sorpassare, ed in realtà i miei risultati mi sorprendono e mi consolano. Il mio nuovo libro si chiamerà Residencia en la tierra e saranno quaranta poemi in versi che desidero pubblicare in Spagna. Tutto ha uguale movimento, uguale pressione, ed è sviluppato nella stessa regione della mia testa, come una stessa classe di insistenti onde. Lei vedrà già quale equidistanza dell’astratto e del vivente ottengo di mantenere, e quale linguaggio tanto acutamente adeguato uso. [...]

[Ad Ángel Cruchaga Santa María]

[A ÁNGEL CRUCHAGA SACRA MARÍA.] (Pagine 1027-1028.) I tre testi provengono dalle edizioni CMR (Fernández Larraín) e PAR (Cruchaga Azocar) delle lettere ad Albertina. – Carta 1. Allusione al libro La ciutad invisible (1928). - Carta 2. Mi he casado. /... / este retrato de mi mujer /... / Frecciate indirette per Albertina. - Carta 3. /... / aquí te envio líneas escritas para ti. L'articolo "Introducción a la poética de Ángel Cruchaga Santa María" si pubblicò effettivamente su Atenea, num. 75-76, Concepción, maggio-giugno 1931 (e nel nostro OCGC, vol. IV, pp. 361-363).

1

[Intestazione:]
ROTTERDAMSCHE LLOYD

Jabanq' (Sumatra), giugno, 8, 1930


Solo alcune parole, mio ammirato e caro Ángel, per ringraziarti per la tua lettera eccessivamente breve. La barca che mi porta al mio nuovo esilio si è trattenuto a Sumatra. Da qui ti invio alcuni versi, ed un ritratto.
Non è vero che La Nación mi abbia mai inviato denaro.
Ladri!
Non arriva ancora la tua "città invisibile", mi sarei consolato in tanta solitudine essere impregnato dei tuoi impressionanti poemi.
Il mio nuovo indirizzo è: Cónsul por Chile, Singapore, Straits Settlements, Malesia.
Ti abbraccio

Pablo
Neruda


2

Batavia, Java, 26 Gennaio 1931


Carissimelo, grazie per il tuo libro perfetto e la tua lettera. Sto scrivendo qualcosa su di che invierò ad Atenea
Mi sono sposato. Fammi il favore di fare pubblicare in buona forma questo ritratto di mia moglie su Zig-Zag. Lì hanno un mio cliché.
Per quale motivo dirti che questo è per compiacerla. Ella ti conosce già molto. Sei un essere familiare in questa casa.
Ti prego inviami due copie di Zig-Zag in cui appaia.
Ma non ti dimenticare che per caso potresti distruggere la pace di una casa!
Freneticamente tuo

Pablo
Neruda


3

Batavia, Java, Feb. 17, 1931


Caro Angelo, qui ti invio righe scritte per te. Perdona che siano tanto duramente inferiori al tuo bel libro per il quale già ti ho ringraziato. Ti prego dà questo articolo (se è del tuo gusto) a Raúl Silva Castro che lo pubblicherà su Atenea.
Se desideri pubblicarlo da un'altra parte naturalmente puoi farlo, ma ti prego inviarmi la rivista dove esce. Se sei molto buono vuoi inviarmi anche Atenea dove uscì il mio lavoro intitolata "Collección Nocturna", qui non ricevo niente, sto tanto celestemente accantonato.
Mi hai inviato quella foto di mia moglie a Zig-Zag? Ti prego inviami due copie di quella rivista dorata.
Vuoi scrivermi? Quanto darei per averti vicino, nella bella Oceania.
La vita mi tratta bene.
Saluta Rosamel del Valle, se lo trovi,
il tuo vecchio amico

Pablo
Neruda


[Alla Rubia (Sara Tornú de Rojas Paz)]

[A LA RUBIA (SARA TORNÚ DE ROJAA PAZ, BUENOS AIRES).] (Pagine 1029-1031.) Lettera recuperata da Juan Loveluck e pubblicata per la prima volta su Hispania, num. 66, 1983, pp. 410-412. Contiene molte informazioni importanti, per esempio su Malva Marina (ed indirettamente sul poema "Enfermedades en mi casa"), ed interessanti allusioni a Delia del Carril, a vari amici, e perfino alla Casa dei Fiori appena affittata. Tra gli amici si menziona [Ricardo] Molinari,  María Luisa [Bombal], [José] González Carbalho (1900-1958, vedasi il poema a lui dedicato: Canto general, XII, III), Raúl [González Tuñón], Oliverio [Girondo], [Carlos] Morla [Lynch |, Ramón [Gómez de la Serna, ovviamente] e Pablo [Rojas Paz, marito de la Rubia].

Madrid, 19 settembre del 1934


Donna Rubia:
Ho grandi peccati in fatto di lettere. Imparerai a perdonarli come hai perdonato tanti dei miei peccati. In primo luogo, ti dirò che la vita non mi ha lasciato scrivere a nessuno (tre righe su un tema commerciale a Molinari), ma per te dovevo prenotare tre pagine, tre capitoli, tre montagne di avvenimenti. Al principio, ed impostata immediatamente la mia venuta a Madrid, stetti settimane in questo viavai senza sapere se vivevo a Barcellona o a Madrid. Comunque, finii a Madrid, ma vagamente, perduto completamente nell'incertezza ed oscillando tra un ombrello e Gabriela Mistral. Domani firmiamo il nostro baratto: lei si dirige a Barcellona facendo grandi salti di gioia ed io rimango console a Madrid, piangendo con urla di allegria come un vero millepiedi. Queste immagini mi vengono perché ieri sera, in una gran festa nazionale, 18 settembre, peruviani, cubani, l'argentina Delia del Carril, messicani, vennero a casa mia, dove bevvero in maniera frenetica.
Non ci sono scrittori, benché sia già inverno; tutti andavano in villeggiatura. Federico, a Granada, da dove ha mandato alcuni carini versi per mia figlia. Mia figlia, o quella che così io denomino, è un essere perfettamente ridicolo, una specie di punto e virgola, una vampiressa di tre chili. Tutto bene, oh Rubia cara, tutto andava molto male. La ragazza moriva, non piangeva, non dormiva; bisognava darle mangiare con sonda, con cucchiaino, con iniezioni, e passavamo le notti intere, il giorno intero, la settimana, senza dormire, chiamando il medico, correndo alle abominevoli case di ortopedia, dove vendono spaventosi biberon, bilance, bicchieri medicinali, imbuti pieni di gradi e regolamenti. Tu puoi immaginarti quanto ho sofferto. La ragazza, mi dicevano i medici, muore, e quella cosa piccinina soffriva orribilmente, di un'emorragia che gli era uscito nel cervello nascendo. Ma, rallegrati Rubia Sara, perché tutto va bene; la ragazza cominciò a poppare ed i medici mi frequentano meno, e sorride ed aumenta di grammi ogni giorno a grandi passi marziali.
Nei pomeriggi, vengono grandi birre, vengono vino montilla e stuzzichini in oscure taverne con profumo di vino, accompagnato dal musicista Acario Cotapos, il più geniale dei cileni, uomo senza paragone nel resto del mondo, ed sul quale può illustrarti Amado Villar, che lo conosce bene. Norah Lange si è vendicato di me con una presunta catena; lo pagherò in maniera sanguinante, gettandogli un sortilegio sottomarino.
Ribia del mio cuore: unirci con Federico e parlare di te e della tua casa, è un solo atto. Federico ti ricorda col più grande affetto e bisogna sentirlo vociferare dicendo grandi e belle cose di te, specialmente, e degli amici, del gruppo, dove mi sembra stare, come un vero fantasma, ogni momento, con voi; ma non posso parlare perché sono molto lontano, e c'è un feroce oceano tra noi, cara e tenera Rubia, amica esemplare. Ho ricevuto le tue lettere, direttamente dirette al mio cuore, ma con tante storie e figlia, che cosa potevo fare? Niente, aspettare questa mattina e scriverti in una casa che ho affittato, una casa molto moderna, tutta di mattoni, e dalla mia finestra si vede la catena montuosa della Castiglia, secca, ocra ed oro.
Che cosa è di María Luisa? Quel demonio non mi scrive? Che cosa è di Pablo? Ho letto i suoi begli frammenti in La Gageta de Buenos Aires. Che cosa è di González Carbalho? Si sposò Raúl? Oliverio, come va? Ti racconterò che ho scritto poco. Non ci sono qui riviste letterarie. La Revista de Occipucio che è molto scientifica; Cruz y Raya che è molto cattolica. La gente letteraria, molto disunita. Federico non frequenta altro che la casa di Morla. Alberti ha una casa graziosa e siamo molto amici, ma ora sta a Mosca, perché è molto comunista: una grande persona.
Ti dirò che è morto il mio amico il poeta Alberto Rojas Giménez; Oliverio lo conobbe. Era un angelo pieno di vino; un accompagnatore ideale per me e Norah ed Amado. Quando morì morii di pena; piangevo molto con attacchi di pena e non sapevo che cosa fare, perché se fosse morto qui sarei stato con lui e per lo meno mi sarei consolato. Allora andai a Barcellona ad una gran cattedrale di marinai, la Basílica de Santa María del Mar, immensa, oscura, piena di pietra e di piccole barche votive e di uragani barocci. Ma siccome non sapeva pregare andai a cercare un amico cattolico che pregò in ognuno degli innumerabili altari; nell'oscurità ardevano solo i ceri di un metro che comprai per il mio amico, nell'altare maggiore, e me, in ginocchio, mi sentii contento. Allora scrissi una poesia che si chiama "Alberto Rojas Giménez viene volando", e che ti mando a parte in una rivista che l'ha pubblicata. È un inno funebre, solenne, e se lo leggi nella tua casa, deve farlo Amado Villar, con voce angosciata, perché altrimenti non starebbe bene.
Ti dirò che il libro grande lo riedita Cruz y Raya; tra un mese sarà pronto e te lo manderò, benché lo conosca già, ma l'avrai per te. Altre cose letterarie non conosco; non ho visitato nessuno, neppure Ramón. Questo è molto dimenticato per i giovani, ed ha appena pubblicato sull'ultimo numero di Cruz y Raya un meraviglioso studio sul pacchiano. Io che sono molto pacchiano, sono molto contento.
Come vedi, la vita letteraria, che io adoro, saggiamente alternata con piccoli calici nazionali, non mi ha preso completamente, a causa dell'estate, in cui la gente va a tutte parti.
Addio, cara amica. Abbraccia Pablo ed ciascuno degli amici ed amiche e riceve un formidabile abbraccio, con molti miei baci.

Pablo


Guarda, Rubia, siccome Tor ha pubblicato Veinte poemas, ti prego mandami, se ci sono, critiche.


[A Tomás Lago]

[A TOMÁ LAGO.] (Pagine 1032-1033.) Lettera inedita, dall'archivio di Nurieldín Hermosilla. - Alíce Ahrweiler, più tardi Alice Gasar (per nuovo matrimonio): traduttrice di Neruda al francese. - /... / el Mamo. Il Mamotreto = Canto general, (vedasi sopra, nota alla Carta 2 a Delia del Carril).

Messico, 14 dicembre, 1949


Caro Tom: È una fortuna che la prima lettera che scrivo per mia mano sia per lei. Abbiamo appena ricevuto la sua del 9. Inoltre ho comprato una nuova Hermes, e queste sono le prime parole che scrive. Mi ricordo che la prima cosa che scrissi nella mia macchina da scrivere di Madrid fu "El Sur de l'Océano", incominciai a provare la macchina, dopo il ritmo ed il ricordo mi portarono.
Ricevetti El Imparcial, che gli restituisco per posta ordinaria, con altri ritagli. Presi fotostatice. La direzione della francese, gran amica, è la seguente: Mme Alice Ahrweiler, 132, Rué di Lonchamp, Parigi XVI. Le farò un nuovo invio dell'Antologia tedesca. Ora le mando una in ebreo, che è uscita qui.
Mi alzo già e cammino un pò, con difficoltà. Potei andare alla stamperia, dove si imprime il Momo. Sono più agitato con questo libro che col Crepusculario. Cambio tipi, mando messaggi, S.O.S, correggo a letto, etc. Ho molte sottoscrizioni (a 15 dollari) dagli Stati Uniti, del Cile non ce ne è una sola. Dica come le mando il suo esemplare. L'edizione vale più di $300.000 cileni, è una meraviglia, solo 500 esemplari. Parli a Maples Arce, per potere inviargli per valigia circa dieci esemplari affinché lei me li distribuisca. Magari mi facessi pubblicare una notizia in Pro Arte, coi seguenti supplementi: edizione di gran lusso a Parigi di "El fugitivo", illustrata a colori da Fernand Léger, edizioni nell'anno 1950 del Canto in Francia, Italia, Ungheria, Cecoslovacchia, Polonia. Edizione antologica già apparsa in URSS con prologo di Ehrenburg che gli manderò coi ritagli (molto lunghi). Edizione antologica chez Pierre Seghers, prologo di Aragon, Parigi. I ritagli del vecchio Vásquez mi divertirono molto. Qui riempiamo la stampa con proteste sul Cile, qualcosa le mando qui. Il sabato andiamo ad Acapulco a fare convalescenza, fino al 26; passeremo l’anno nuovo in questa città. Credo non potremo viaggiare in Guatemala fino a Febbraio a causa del Momo. Abbracci, la Hormi seguirà la lettera.

[Pablo Neruda]


Qui le mando un prospetto del Canto general affinché mi faccia il favore di mandarlo alla Nana che credo starà a Lima. Fino ad oggi non ci sono sottoscrizioni dal Perù e voglio che la Nana tenti di farne alcune. Mi mandi anche il suo indirizzo.

[A Dario Puccini]

[A DARIO PUCCINI] (Pagine 1033-1035.) Lettere inedite. Copie degli originale mi furono inviate da Roma da Stefania Piccinato, vedova del grande spagnolo-americanista italiano. - Carta 1. Sul tentativo (di González Videla) di usare Maruca Hagenaar contro Neruda, vedasi anche la lettera del 4.4.1950 al cancelliere Horacio Walker. – La carta 2 allude alla pubblicazione separata "Que despiete el leñador" in italiano (Si desti il taglialegna, Roma, Rinascita, 1951, traduzione di Puccini), e le Poesie di Neruda (Torino) Einaudi, 1952, tradotte da Salvatore Quasimodo, antologia varie volte rieditata fino ad oggi. - Carta 3. Antonello [Trombadori], intellettuale e dirigente politico italiano.

1

Messico, 28 marzo 1950


Caro Dario Puccini, ti scrivo per cose importanti. Voglio che intavoli un processo per diffamazione e calunnie contro l'Ambasciata del Cile e contro il giornale che ha pubblicato la dichiarazione che mi hai inviato e di cui ti ringrazio. In alcuni giorni più ti invierò un potere legalizzato affinché possa intraprendere l'azione giudiziale, nel frattempo con l'aiuto di avvocati del P[artido] puoi studiare la causa.
Succede che il fatto affermato per l'ambasciata - il "delitto di bigamia" - è interamente falso e non possono provarlo. La querela deve essere intavolata su questa base. Nuovi documenti ti arriveranno, tra essi uno dalla mia ex moglie, documento notarile in cui riconosce il nostro divorzio. In realtà González Videla fece venire dall'Europa questa signora, già divorziata da me, per tentare un ricatto contro me dato che le accuse per le quali mi si perseguiva erano troppo vaghe: "ingiurie", eccetera, ed in questo modo provocare un scandalo. Hanno fatto viaggiare questa donna dal Belgio in vista del ricatto, ma non hanno potuto fare niente in termini legali perché il mio nuovo matrimonio era legale, e l'hanno abbandonata in Cile. Dopo che il governo di G. V. aveva speso migliaia di dollari per farle viaggiare, gli diedero 20 dollari e la lasciarono per strada perché oramai non gli serviva più. Dal mio nascondiglio di allora dovetti provvedere alle sue spese di alimentazione, per evitare che morisse di fame.
Non credo che la causa contro l'Ambasciata possa avere successo a causa della giurisdizione diplomatica, ma l’importante è denunciare pubblicamente quelle bugie.
Ti comando una fotografia del giornale cileno El Imparcial del 1948, giornale "filogovernativo" e ferocemente anticomunista, che racconta come del mio arresto furono incaricati 300 agenti di polizia con promesse di promozione e di ricompensa se mi trovavano.
Ti abbraccia

Pablo


2

Praga, 4 giugno, 1951


Caro Dario:
Salutiamo a te e Puchi con gran affetto. La mia corrispondenza va male. Hai il regalo di nozze: un libro grande che è dovuto arrivare a Parigi [allude all'edizione messicana di Canto general, 1950]. Io non posso ritornare ancora, per varie circostanze, ma giàarriverà alle tue mani.
Ho scritto una lettera ad Antonello, alcuni giorni fa, con un poema per la pittura di Guttuso.
Tutti siamo preoccupati e seguiamo con interesse le elezioni.
Non ho nessuna notizia dell'Italia da quando partii. Nessuno mi ha scritto. Oggi seppi che il "Leñador" era apparso. Non lo sapevo. Non l'ho visto.
E che cosa accade con l'antologia di Quasimodo?
Ti chiedo di darmi queste notizie, inviando per aereo quello che hai, e ti chiedo questi due servizi. Ricordi quella fotocopia di un giornale del Cile sulla persecuzione? Abbiamo bisogno di essa. Ugualmente abbiamo bisogno di una foto del ritratto che Cario Levi mi fece prima di partire. Saprai che deve apparire un libro-antologia con documenti nella collezione Poètes d'Aujourd'hui di Pierre Seghers, a Parigi, e che hanno bisogno di questi documenti per la sua pubblicazione. Appena li avrai li invierai subito, ti prego, a questo indirizzo: Mme Inés Figueroa Antúnez, 12 rué Pierre Mille, Parigi XV, France.
Aspettiamo, Formica ed io, la tua risposta rapida come il fulmine e vi abbracciamo affettuosamente

P.


c/o Prof. Kuchválek, Valentinská n, Praha 1, Cecoslovacchia.

3

Capri, 25 aprile [1952]


Caro Dario, ho appena letto il tuo articolo su L'Unitá, è molto buono, grazie caro Dario.
Io lavoro molto bene. Il frammento che tu traduci è del primo canto del nuovo libro [Las uvas y el viento]. Ora, importante: come sai che Rinascita lo pubblica? Impossibile! Io diedi ad Antonello una copia colla promessa che non lo pubblicasse. Questo poema è sotto contrattato e pagato da Comprendre, la rivista della Biennale di Venezia. Tu comprendi che sarebbe pessimo. Perciò ti prego ostacolare quella pubblicazione.
Bene, scrivimi e dammi la lista di dubbi sul Canto per restituirtelo nella risposta. Starò in Italia solo il mese di maggio. Non mi fu possibile fare quello per Vie Nuove, ma posso dar loro un'altra collaborazione quando vogliano. Voglio anche che mi mandi un numero in cui uscì un reportage fotografico da Bigiaretti con me.
Ti abbraccia

Pablo


[A Volodia Teitelboim]

[A VOLODIA TEITELBOIM] (Pagine 1036-1041.) Lettere edite in V. Teitelboim, Neruda [biografia], edizione riveduta ed aggiornata, Santiago, Sudamericana, 1996. – Carta 1. Notare l'attenzione del poeta ai dettagli nella preparazione di un recital. – Carta 2. La sueca de Parra. Allusione a Sun Axelsson, versifica, traduttrice di Neruda e di Nicanor Parra, con cui ebbe apparentemente, inoltre, una relazione sentimentale. - /.../ la semana de ausilio a Chila /…/ los damnificados /…/. In connessione coi terremoti di maggio del 1960 nel sud del Cile, vedere anche il poema "Cataclismo" di Cantos cerimoniales (1961).

1

Mercoledì 21, Isla Negra [marzo del 1954]


Caro Volodia, sono molto addolorato ma non posso venire a vederti domani. Andai la domenica a Villa Alemana ad un atto dalla Pace, e leggendo persi quasi la conoscenza nello scenario, come quando l'atto della morte di Stalin. Tuttavia, ora mi sento bene e credo che dal riposo che faccia dipendesse il futuro. Gli scoppiettii in atto e riunioni mi portano il cuore sboccato.
Ad ogni modo preparo il libretto, si capisce solo l'atto di poesia russa che andrebbe dentro il veglione. Questo non è breve dunque dovrò tradurre io stesso dall'inglese Pushkin e Mayakovski. Sarà pronto per il 1°. Bisogna parlare agli attori, devono essere sei o sette a per riempire lo scenario. Deve esserci uniformità negli abiti di donne ed uomini, senza esagerare, uno scialle dello stesso colore (rosso?) nelle donne produce l'effetto. Questo non deve essere necessariamente uno scialle, bensì un tessuto chiunque.
Io andrò giovedì 29 e porterò il libretto. Andrò direttamente a casa tua. Sto scrivendo ogni due giorni. Devo consegnare un libro a Losada in marzo ed il conto è di tre poemi settimanali affinché esca il libro.
Qui è nuvoloso.
Ti abbraccio.

Pablo


2

[Parigi, 6 agosto del 1960]


Caro Vol: Niente so della tua vita, salvo di un tuo viaggio di cui seppi quando eri andato e ritornato. Io sono quasi ritornato, tranquillizzato vicino alla Senna. Abbiamo acquisito libri e due pappagallini che grida come congolesi in libertà. La tua casa, nell'isola Saint Louis, dalla quale non mi allontano. Penso di ritornare per Cuba alla fine di anno. Mi riposo dai viaggi e sbroglio le mie difficoltà editoriali. Matilde lava, scopa, cucina ed acquista di quando in quando cappelli ridicoli di spiaggia. È estate a Parigi, stazione ideale. I cinema semivuoti, ci sono taxi, posto dove sedersi nei caffè ed i librai dove compro Eugéne Sue in 60 tomi lasciando un segnale, hanno chiuso per un mese e non devo pagarli. In Kafka mi trovai con Varas e con Don Luis. [...] La svedese di Parra (devastatrice di coeurs de poètes, passò qui alloggiando chez nous. Bell’animale specializzato. I miei acciacchi reumatici mi portarono a Yalta. In generale, le mie ossa si deteriorano con l'immensa quantità di minuti che passarono da quando si formò in Parral il mio scheletro... Ti mando qualcosa della mia Canción de gesta, il libro dei Caraibi che finii nella nave venendo. Se lo dai a El Siglo, bene. Possibilmente andremo in Svezia il 10 di settembre ad inaugurare la settimana di aiuto al Cile.
Per adesso si pubblicherà a Parigi un mio poema in edizione di lusso (100 esemplari con illustrazioni di Picasso, Dalí, Tamayo, Miró, Matta, Portinari, Siqueiros, Lam, Zañartu, Poleo ed un spagnolo di cui mi sono dimenticato). Il totale riscosso sarà per i nostri disastrati e la ricostruzione. Saranno alcuni milioni!
Non seguo per ricevere la tua risposta. Telefona a Laurita e andate per un mese ad Isla Negra! Non essere poltrone.
Nel frattempo, Matilde ed io ti abbracciamo lungamente, teneramente, con tutte le nostalgie che cominciano già a morderci. Addio. P.

18, Quai de Béthune, Parigi IV


3

Parigi, 8 settembre del 1960


Caro Vol: a un isolato scarso da qui vive la romanziera che sta più carnosa, con suo marito, eroe di Turguénev, cavaliere cacciatore che brontola. Margarita (Aguirre) sostiene che, molestata per il peccato soggettivo e per il dovere realistico, non lavora. Io gli dissi: Lavora e dopo indovina a che scuola appartieni. Questo la lasciò molto delusa, perché ella ama i grandi dibattiti dell'anima e specialmente quelli letterari. In fondo è una sotterranea in un mondo che corre verso l'astronautica.
Più in là vivono Alvaro Jara, consorte, bambini, più lontano la nostra vicina Martora Colvin. Se tu stessi qui ed anche i Quintana, porteremmo Orlando ed il misterioso capitano Aguirre e continueremmo mangiando prieta, piatto che, denominato boudin, è la cuspide della cuisine française.
Per mancanza totale di denaro non andiamo in Svezia, dove d'altra parte si è posticipata indefinitamente l'esposizione cilena. I miei viaggi non sono capricci. Stiamo per partire per Cuba (il 2 novembre) e di lì ad I.N, di dove parlerò per tutto il litorale sul nostro futuro deputato. Se partissimo prima per il Cile rimarreremmo senza Cuba, perché le forze navigatorie non ci basterebbero. Non cambieremo qui direzione, e L'Avana la conosci...
Aragon ha appena finito un nuovo libro di poesia che sembra sia molto buono e ne comincia uno nuovo col titolo di gran novità, Antología de Elsa, col suo prologo di settanta pagine (!)
Alice segue Gascar, Gascar scrive e scrive, ogni volta meglio. M. Otero Silva passa qui alcuni giorni.
Parigi comincia a raffreddarsi col suo fumo vecchio, il suo sfruttato Montmartre, i suoi innumerabili cippi di cane e la sua pittura astratta che a poco a poco và  a somigliare a questi escrementi; cioè, si va facendo realistica senza sospettarlo.
Leggo tutte le tue notizie della prossima elezione e ti vedo come sei: un ragazzino, un tipo da nouvelle vague. Appena arrivo andrò da tutte parti, ma non deve dimenticarsi che le mie ossa sono più vecchie. Forse sarà l'ultima campagna. Sempre ci saranno deputati.
Mi rallegra che piacessero i miei versi caraibici. Pronto uscirà in Cuba il libro, specie di bolide in rima.
Questo è il più lungo sforzo epistolare della mia vita, e è una debole dimostrazione di gratitudine al piacere immenso che mi causò la tua lettera. Dovemmo andare al Hotel de Ville a cercarla, mostrando perfino la fede di battesimo (non mandare mai lettere raccomandate in Francia). Mentre attraversavamo il Marché des Fleurs, la Patoja ed io ci strappavamo le due scarse ma saporite pagine della tua missiva. Distraiti e distraici scrivendo perchè non hai due lettori uguali nel mondo, Pablo e Matilde, che ti vogliono bene.

4

[Cartolina]

Nov. 11, 1960


El Cháteau de If, tra alcuni onde antiletterarie. I giovani poeti del porto, tutti della famiglia. El Vieux Port, pieno di corde e vele. Meraviglioso porto con Montecristo, primo barbuto della storia! Partiamo domani per Cuba. Credo che prima del 1961 stessimo parlando a ruota libera del candidato a deputato per Isla Negra. Abbracci! P. e M.
All'Avana il 3 dicembre. In Cile, spero, passeremo il Felice Anno nella Sebastiana!

5

   [Parigi, principio di ottobre del 1972]


Tra le scosse che ci dà la situazione cilena ed il sequestro del rame, devo darti, inoltre, un'altra brutta notizia. Mi ha colpito un forte ritorno della stessa malattia: sono di nuovo condannato a molti giorni di sonde ed oggetto di iniezioni e compresse di antibiotici. Secondo il medico, bisogna fare di nuovo quello che chiamano "una pulizia", quello che è in realtà un'operazione con anestesia totale.
Inoltre, il medico crede pericoloso un viaggio in nave nel caso si presenti una situazione difficile e mi consiglia l'aereoplano.
Neanche posso andare in ospedale immediatamente perché trascinandomi devo andare nelle caos del rame e nella conferenza dell'Unesco dove devo parlare il giovedi 19 di ottobre. Il 26 di questo stesso mese sarò ricevuto da Pompidou per esporrgli la nostra situazione sul sequestro del rame.
Domani nel pomeriggio devo trascinarmi in Tribunale perché incominciano le udienze.
Ho scelto, allora, il 27, dopo l'intervista con Pompidou, per andare in ospedale ed entrare nella sala operatoria.
Oggi nella mattina ti mandai un telegramma chiedendo di aggiornare fino al 2 di dicembre la riunione dello Stadio. Questo mi darà tempo per uscire dal periodo postoperatorio e prendere un aereoplano con un riposo di due giorni a Buenos Aires.
Supponendo che tutto questo possa realizzarsi, ti prego prendere anche in considerazione che voglio andare direttamente da Pudahuel ad Isla Negra, per preparare il mio discorso con l'aiuto di Homero che viaggerà con me. È importante, naturalmente, che non si sappia niente della mia malattia. Ora bisogna mantenere un silenzio molto stretto.
Senza dirlo, ti smentii dicendo che non rinuncierei. La stampa di qui, senza dirmi la fonte originale, mi dice che in Cile mi davano per rinunciatario. Questa notizia, in questo periodo, mi toglievo autorità per le complicate gestioni di ogni giorno, ancora dentro l'Ambasciata. Non voglio allungare questa lettera che ha solo lo scopo di dirti la cosa indicata. Dicono che il periodo di ospedale durerà una settimana.
Un abbraccio.

Pablo


[Ai Mantaras]

[A LOS MÁNTARAS.] (Pagine 1041-1042.) Lettere raccolte da José Miguel Varas, Nerudario, Santiago, Planeta, 1999, pp. 160-161. In questo libro il capitolo "Aquellos anchos días" (pp. 131-176) narra la storia dell'amicizia tra Neruda e gli uruguaiani Alberto ed Olga Mantaras.

1

A bordo del Giulio Cesare, a 3 di agosto 1962


Egregi Signori Alberto ed Olga: Sanno quello che è questa nave nella quale viaggiamo felici? Senza voi è ora un tenebroso calcinaccio, un'imbarcazione claudicante, un chiatta superabitata da tribù italiane con orologio e catena d’oro. Senza di Voi non si respira né si parla né si beve (che esagerazione) contenti. La Patoja fece il suo letto nel suolo della cabina, ci manca solo il wigwam e le frecce per vivere come gli indios ipocriti.
Arriveremo il 16. Non ti preoccupare Alberto del tale Villalonga. Tutto già lo imbarcammo Roma-Valparaíso per non avere tanto da fare. Siccome vorrei passare con Voi alcuni giorni (aspettando naturalmente Losada) suppongo che ci lasceranno mettere il ridotto ma rispettabile bagaglio che porteremo in aereo SAS (abbiamo i biglietti). Rimarremo con la condizione di portarli alla Sebastiana più tardi. Magari il 1.° di anno, che si celebra bene a Valparaíso. In ogni caso non ci muoveremo scoprendo l'America del Sud bensì godendo della compagnia dei Mantaras che valgono per tutto il continente.
Arrivederci.

Pablo e Matilde


2

Giorno nefasto in Montevideo 19-XII-65


Un piccolo pezzo di carta senza colore né odore di Mantaras ci aspettava sotto alla porta mentre per ore scrutavamo l'orizzonte da cani. Le strade senza cambiare denaro (domenica, senza giornali, con le porte chiuse come le anime dei Mantaras). Un piccolo caffé si impietosì dei poveri Neruda. Pizze abominevoli, esecrabile birra, conversazione con un lustrascarpe che lustrò le mie scarpe: l'unico uruguaiano socievole. Gimo non rispose al telefono. Massera è, come si sa, ingegnere. Jesualdo insegnava buon genio nel Sahara. Che paese.
Ritornammo al bateau. Che cosa fare coi regali? Darli alla polizia? Dopo lo sciopero? Decidiamo di gettare al mare champagne, accendini (economici), lavanda (viso), marrons glacés, etc. Li sospendemmo nell'aria, e pum! Qualche giorno galleggeranno vicino alla radice. Magari stiano in cattivo stato. Addio.

I N.
Pum! Pum! Pum!


[Al diario "El Siglo"]

[AL DIARIO "EL SIGLO".] (Pagine 1042-1043.) Pubblicato in El Siglo, Santiago, il 8.8.1964.

Sig. Luis Alberto Mansilla, quotidiano El Siglo.

Isla Negra, 5 agosto del 1964


Alcuni giorni fa si pubblicò su El Siglo una lettera di Ernesto Silva Román in cui ricordava come le mie prime poesie furono pubblicate da Selva Austral, rivista fondata e diretta da lui.
Non dimenticherò mai la generosa accoglienza che diede Silva Román alle mie spontanee collaborazioni, la sorpresa che ebbi vedendole accettate da lui e l'immenso significato che il suo atteggiamento ebbe per me, questo primo contatto con una rivista letteraria.
Altrettanto posso dire di Pascual Brandi Vera che più o meno nello stesso tempo, in Valparaíso, nella sua rivista Siembra accolse i miei primi versi.
Attraverso El Siglo abbraccio questi vecchi amici scrittori la cui bontà continua a commuovermi.

Pablo Neruda




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